SARA CAMPANELLA, LA MADRE DI STEFANO ARGENTINO VOLEVA AIUTARE IL FIGLIO A FUGGIRE. IL GIP: “C’ERA UN BIGLIETTO”

Una determinazione a compiere il reato “sorta sulla base di uno stimolo esterno così lieve, banale e sproporzionato rispetto alla gravità di quanto commesso”. Così il Gip Eugenio Fiorentino ha descritto il movente che ha portato Stefano Argentino, 27 anni a settembre, a uccidere brutalmente Sara Campanella, 22 anni, sua collega di corso. Argentino resta nel carcere di Gazzi, dove è stato trasferito martedì all’alba, dopo aver sgozzato la giovane in viale Gazzi, a Messina. Il giudice ha convalidato il provvedimento di fermo con l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi, dalla crudeltà e dalla premeditazione.

Durante l’interrogatorio di garanzia, Stefano ha ammesso di aver ucciso Sara, ma senza riuscire a fornire una spiegazione concreta. “Credevo ci fosse qualcosa tra noi”, ha lasciato intendere davanti al giudice, convinto che la ragazza avesse un interesse per lui. Tuttavia, nel provvedimento di fermo, il Gip sottolinea che più che una vera causa scatenante, l’omicidio sia stato “un mero pretesto per dare sfogo al proprio impulso criminale”.

Il 27enne ha spiegato di essersi avvicinato a Sara per chiederle notizie riguardo a un’operazione a cui si era sottoposta e per comprendere il motivo per cui non avesse risposto a un suo messaggio inviato a gennaio. Dopo il delitto, ha dichiarato di essere fuggito perché “non sapeva cosa fare”.

Il legale che ha assistito all’interrogatorio, l’avvocato Raffaele Leone, ha riferito che Argentino si trova “in uno stato di estrema prostrazione” e “chiuso in se stesso”. “Non mi sentirei di dire che si è pentito”, ha precisato il legale.

Le indagini dei Carabinieri della Compagnia Messina Sud, coordinate dal comandante Lucio Arcidiacono, stanno cercando di ricostruire non solo gli spostamenti di Argentino, immortalato dalle telecamere di videosorveglianza, ma anche di risalire ai complici che potrebbero averlo aiutato a fuggire. L’arma del delitto non è stata ancora ritrovata.

Un elemento chiave dell’indagine è un biglietto scritto dalla madre di Stefano, indirizzato all’altro figlio. Nel messaggio, la donna faceva riferimento alla “necessità di allontanarsi per un po’” con la scusa di curarsi, cercando di tranquillizzare il figlio sulle proprie condizioni di salute. Tuttavia, dai successivi accertamenti, non risultano problemi di salute che giustifichino l’allontanamento. Il Gip ipotizza che dietro questo gesto ci fosse in realtà la volontà di aiutare Stefano a non farsi trovare.

Argentino è stato infine rintracciato a Noto, la sua città di origine, all’interno di un B&B riconducibile alla madre, grazie alla localizzazione del suo cellulare.

La tragedia ha lasciato due famiglie distrutte. Cetty Zaccaria, la madre di Sara, ha espresso tutto il suo dolore e la richiesta di giustizia: “Ora c’è il buio. Non c’è spiegazione per un fatto così. Non ci ha detto mai niente, perché era un’anima gentile e voleva persuadere dei suoi ‘no’ con gentilezza. Ma bisogna denunciare”.

Sul suo profilo Facebook, la donna ha condiviso una straziante dedica alla figlia: “Voleva chiedere la tesi di laurea in oncologia, una ricerca sperimentale mi diceva, per specializzarsi e fare anatomia patologica per fare le autopsie. E invece adesso l’autopsia la faranno a te, amore della mia vita”. L’esame autoptico verrà eseguito domani al Policlinico di Messina.

L’omicidio di Sara ha scosso l’intero Paese. In tutta Italia, gli studenti universitari si sono mobilitati con una “passeggiata rumorosa” e presidi per ricordare la giovane e chiedere giustizia per tutte le vittime di femminicidio. Dall’8 marzo sono stati cinque i femminicidi in Italia, undici dall’inizio dell’anno.

L’orrore della vicenda di Sara Campanella si aggiunge a una lunga lista di violenze di genere che continuano a macchiare il nostro Paese. La richiesta di giustizia si fa sempre più forte: non basta più indignarsi, è necessario agire.

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