REDDITO DI POVERTÀ, BOOM DI RICHIESTE IN SICILIA. IL TERMINE SCADE IL 15 APRILE

Il Reddito di Povertà, la nuova misura di sostegno economico introdotta dal governo Schifani, sta registrando un’adesione massiccia in Sicilia. A 23 giorni dall’apertura delle domande, ben 59.700 siciliani hanno già presentato richiesta per ottenere il contributo una tantum, a fondo perduto, fino a un massimo di 5 mila euro. Il termine per inoltrare la domanda scade il 15 aprile, e i restanti 27 giorni potrebbero far lievitare ulteriormente il numero di richieste.

Il primo bilancio parziale delle richieste evidenzia una grave carenza di risorse. I tecnici dell’Irfis, l’istituto di credito regionale incaricato della gestione delle domande e della formazione della graduatoria, hanno calcolato che per soddisfare tutte le richieste pervenute finora servirebbero almeno 156 milioni di euro, a fronte dei soli 30 milioni stanziati dalla Regione. Con i fondi attuali, si potranno soddisfare solo circa 11 mila domande, con un’erogazione media di 2.500 euro per famiglia.

La misura è rivolta alle famiglie con un reddito ISEE inferiore ai 5 mila euro, con l’importo massimo di 5 mila euro riservato a chi ha un reddito compreso tra 0 e 1.500 euro. Per chi ha redditi superiori, il contributo scenderà progressivamente a 3.500 o 2.500 euro. Nonostante l’elevato numero di richieste, l’ordine di presentazione della domanda non sarà un criterio decisivo: a determinare l’assegnazione saranno i requisiti, come il reddito, il numero di figli a carico e il costo dell’affitto.

Un’ulteriore categoria di beneficiari sarà costituita dai cittadini con un ISEE inferiore a 30 mila euro, che potranno accedere al contributo per l’acquisto di beni durevoli individuati dall’indice Nic dell’Istat.

Il numero elevato di richieste in meno di un mese rappresenta un chiaro termometro della difficile situazione economica in Sicilia. La massiccia adesione alla misura dimostra quanto la povertà sia diffusa e quanto siano urgenti ulteriori interventi per far fronte alle necessità delle fasce più deboli della popolazione. Con l’attuale budget, la gran parte dei richiedenti rischia di rimanere esclusa dall’aiuto, sollevando interrogativi sulla possibilità di un rifinanziamento della misura da parte della Regione.

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