“Non riesco a prendere sonno pensando alla “mia” Amatrice”

95047.it Poco più di cinque anni fa mio zio invita a me e mia moglie Simona a passare una settimana di vacanze ad Amatrice dove lui possedeva e possiede tutt’ora un alloggio (per fortuna di moderna costruzione, dunque salvato dalla violenza del terremoto)…era inverno pieno.
Ci presentammo in questo paese incantevole coperti con classici vestiti da neve estrema ma ci accorgiamo, fin da subito una volta arrivati li, che il piatto forte del luogo non era la neve (manco un fiocco di neve era caduto per tutto l’inverno), ma la mitica “amatriciana”. Ma non è certo del tipico piatto del luogo che vi voglio parlare…bensì di tutt’altro. Arrendendoci al sogno di passare una settimana fatta di sciate, pupazzi di neve o guerra con palle di neve, mio zio coglie l’occasione per spiegarci cos’è veramente la vita da montagna, soprattutto in quei luoghi pressoché isolati. La nostra vacanza si trasformò in lunghe camminate per le strade del borgo antico per conoscere la gente del luogo, scoprire i segreti culinari e la storia che lega questo posto a doppia mandata alla pur lontanissima Capitale. Le passeggiate nei sentieri di montagna, la raccolta dei frutti del luogo, la visita alle aziende agroalimentari dove viene prodotto la principale ricchezza della zona il “guanciale dell’Amatrice” (principale ingrediente per condire la famosa pasta locale). Praticamente scoprimmo tutto ad un tratto, un altro modo di vivere e conoscere la montagna. Non dimenticheremo mai i sorrisi della gente semplice, la loro cordialità, le strade pulite come non avevo mai visto prima d’ora. Il silenzio del mattino gelido rotto dai campanacci delle mucche. Eravamo partiti con l’idea di farci un pieno di solo e puro divertimento…ma tornammo con ben altro di più prezioso: con un bagaglio di cultura, di rispetto, di orgoglio italiano nelle eccellenze, ma sopratutto un carico di bellezza e serenità che tutti meriteremmo almeno una volta di vivere! Grazie zio Mauro Bocci.

Sono le quattro del mattino di oltre 5 anni dopo e non riesco a prendere sonno al solo pensiero d’immaginare quanti occhi ho incrociato in quel paradiso…e magari molti di quelli, si sono chiusi per sempre! Il lattaio? Il cameriere? Il giornalaio? Il contadino? Il vecchietto della piazzetta? Il…
ALLA MIA AMATRICE…

– Marco Sinatra